
Eventi estremi e resilienza: come la natura può aiutare l’agricoltura europea
di Riccardo Pallotta
Negli ultimi decenni l’Europa ha visto crescere con costanza i danni legati agli eventi climatici estremi, dalle alluvioni alle ondate di calore, passando per incendi e tempeste. Secondo i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, tra il 1980 e il 2023 le perdite economiche totali hanno raggiunto i 650 miliardi di euro, con un divario assicurativo che rimane elevatissimo: solo il 25 % circa dei danni risulta infatti coperto da assicurazioni. Ciò significa che cittadini, agricoltori e comunità locali restano spesso senza alcuna protezione di fronte a eventi che compromettono raccolti, case e infrastrutture. In Paesi come l’Italia e la Francia, il peso delle perdite è particolarmente rilevante, con stime che superano complessivamente i 100 miliardi di euro ciascuno, mentre in Germania le cifre raggiungono addirittura i 150 miliardi.
L’agricoltura sotto assedio
L’agricoltura è uno dei settori più esposti. Siccità sempre più intense e irregolari, piogge torrenziali concentrate in pochi giorni e ondate di calore fuori stagione compromettono i cicli produttivi, riducendo rese e qualità dei raccolti. Non si tratta solo di un danno economico: dietro questi numeri ci sono famiglie che vedono crollare il lavoro di un anno intero in poche ore, territori che rischiano di perdere la propria identità produttiva e comunità che si trovano più vulnerabili dal punto di vista alimentare. Le conseguenze si riflettono anche sui consumatori, con prezzi più instabili e difficoltà nel garantire una filiera sicura e sostenibile.
Ma se i dati parlano di perdite, raccontano anche un’altra storia: quella del valore che le soluzioni basate sulla natura possono offrire. Ecosistemi sani come zone umide, boschi e aree agricole gestite in modo sostenibile svolgono un ruolo protettivo fondamentale, riducendo il rischio di inondazioni, trattenendo l’acqua nei periodi di siccità e contribuendo a mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Investire nella conservazione e nel ripristino di queste aree non è quindi solo un’azione ambientale, ma anche una misura economica e sociale, che rafforza la resilienza dei territori.
L’approccio nature-positive, promosso da scienziati e policy maker a livello europeo, suggerisce che rafforzare la resilienza agricola non significa solo investire in tecnologie o assicurazioni, ma anche rigenerare gli ecosistemi e integrarli nei paesaggi rurali. Un’agricoltura che convive con spazi naturali protetti, che lascia corridoi ecologici, che valorizza la biodiversità, è meno esposta ai rischi e più capace di affrontare le crisi future.
Il nuovo strumento interattivo dell’Agenzia Europea dell’Ambiente
L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha appena lanciato un innovativo Climate Impacts and Preparedness Assessment: una piattaforma online interattiva pensata per raccontare, attraverso mappe e grafici dinamici, come ondate di caldo, siccità, inondazioni e incendi stiano colpendo l’Europa, oggi e nei futuri scenari climatici. Grazie a questo strumento, chiunque – cittadini, media, amministratori locali o decisori politici – può navigare tra dati storici e proiezioni future, conoscere le aree più vulnerabili e scoprire esempi concreti di strategie attuate sul territorio per aumentare la resilienza. In un attimo si passa dall’istantanea sugli eventi passati alla visione su come stiamo preparando le nostre città, regioni e campagne per affrontare i futuri shock climatici.
Semplice da usare ma ricco di contenuti, il Climate Impacts and Preparedness Assessment è uno strumento cruciale per sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare una più efficace azione politica: mostra in modo immediato che mitigare (ridurre le emissioni) e adattarsi (rendere più resilienti territori e comunità) non sono scelte alternative, ma obbligatorie e complementari per affrontare i cambiamenti climatici.