Cambiamento delle diete e riduzione di perdite e sprechi alimentari
di Lorenzo Ciccarese
Le evidenze del GEO-7 e le opportunità per l’Italia. Oltre il sistema alimentare: la trasformazione dei sistemi antropici.
Le grandi crisi ambientali del nostro tempo – cambiamento climatico, perdita di biodiversità, inquinamento e degrado del suolo e del territorio – non possono più essere lette come fenomeni separati. La settima edizione del Global Environment Outlook (GEO-7), pubblicata dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), mostra con chiarezza come queste crisi abbiano radici comuni nel modo in cui sono oggi organizzati i principali sistemi antropici. In particolare, il rapporto individua tre sistemi chiave responsabili della maggior parte delle pressioni ambientali globali: il sistema energetico, il sistema dei materiali e dei rifiuti e il sistema alimentare.
Il messaggio del GEO-7 è esplicito: senza una trasformazione profonda e coordinata di questi tre sistemi, gli obiettivi climatici, di tutela della biodiversità e di riduzione dell’inquinamento resteranno fuori portata. I sistemi alimentari assumono un ruolo centrale perché si collocano all’intersezione tra ambiente, salute pubblica, uso del territorio ed economia.
I sistemi alimentari come driver strutturale delle crisi ambientali
Produzione, trasformazione, distribuzione e consumo di cibo contribuiscono in modo significativo alle emissioni di gas serra, alla conversione degli ecosistemi, all’inquinamento delle acque e all’uso inefficiente delle risorse naturali. Allo stesso tempo, questi processi incidono sulla sicurezza alimentare, sulla resilienza dei territori e sui determinanti ambientali della salute umana.
Per leggere queste interconnessioni, il GEO-7 adotta il framework DPSIR (Drivers, Pressures, State, Impacts, Responses), che consente di collegare in modo sistematico le attività umane alle pressioni esercitate sull’ambiente, allo stato degli ecosistemi, agli impatti sulla società e alle risposte di policy. All’interno di questa cornice emergono due leve particolarmente rilevanti: il cambiamento delle diete e la riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari, già evidenziate come prioritarie anche nelle precedenti edizioni del GEO.
Il ruolo delle diete nella pressione ambientale
Sul lato della domanda, le scelte alimentari giocano un ruolo cruciale. I modelli alimentari oggi prevalenti, caratterizzati da un elevato consumo di prodotti di origine animale e di alimenti altamente trasformati, sono associati a maggiori emissioni, a un uso intensivo di suolo e acqua e a una perdita accelerata di biodiversità. Gli stessi modelli sono inoltre riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come fattori di rischio modificabili per molte malattie non trasmissibili.
Al contrario, gli scenari compatibili con gli obiettivi climatici e di sostenibilità delineati dal GEO-7 si basano su una transizione verso diete più ricche di alimenti di origine vegetale (plant-rich diets). Il rapporto dell’UNEP sottolinea che questo cambiamento non può essere affidato esclusivamente alla responsabilità individuale, ma richiede politiche pubbliche capaci di orientare l’offerta, gli ambienti alimentari e i sistemi di approvvigionamento. Allo stesso tempo, il rapporto mantiene un approccio prudente rispetto ad alcune soluzioni tecnologiche emergenti e al ruolo dei novel foods, come la carne coltivata, evidenziando incertezze sugli impatti ambientali complessivi e sui modelli di governance.
Perdite e sprechi alimentari: un’inefficienza sistemica
Accanto al tema delle diete, il GEO-7 richiama l’attenzione su una delle inefficienze più evidenti del sistema alimentare globale: le perdite e gli sprechi alimentari. Secondo le stime richiamate dal rapporto e dalla FAO, circa un terzo del cibo prodotto a livello mondiale non viene consumato.
Questo fenomeno si traduce in un enorme spreco di risorse naturali, emissioni evitabili e perdita di valore economico. Ridurre perdite e sprechi è una delle azioni più costo-efficaci disponibili nel breve periodo, ma il GEO-7 sottolinea la necessità di affiancare alle politiche di recupero interventi strutturali di prevenzione lungo l’intera filiera.
Il contesto italiano: politiche, pratiche e condizioni abilitanti
Nel contesto italiano, la sfida principale non è l’assenza di soluzioni, ma la capacità di coordinare e rafforzare politiche già esistenti, orientandole in modo coerente verso una visione sistemica. L’Italia dispone infatti di un quadro normativo relativamente avanzato, che include una legge specifica per la riduzione dello spreco alimentare, finora concentrata soprattutto sulla redistribuzione delle eccedenze, ma con un potenziale ancora ampio di sviluppo sul fronte della prevenzione (rapporto dell’Osservatorio internazionale su cibo e sostenibilità).
Dal punto di vista produttivo, il sistema agroalimentare italiano è caratterizzato da una forte diversificazione territoriale e da una prevalenza di aziende familiari e di piccole e medie dimensioni. Questa struttura rappresenta un vantaggio per la transizione verso modelli più sostenibili. La diffusione dell’agricoltura biologica, dei sistemi multifunzionali, delle produzioni tipiche e delle filiere corte è pienamente coerente con i solution pathways individuati dal GEO-7.
Anche sul lato dei consumi, esistono condizioni abilitanti rilevanti. La dieta mediterranea, ampiamente diffusa tra i cittadini e riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, rappresenta un modello alimentare capace di coniugare benefici ambientali, sanitari e culturali, rafforzando il legame tra salute, territorio e identità alimentare.
Verso una trasformazione integrata dei sistemi
Nel loro insieme, queste evidenze indicano che l’Italia dispone non solo di strumenti di policy, ma anche di solide basi normative, produttive e culturali per intraprendere i percorsi di cambiamento delineati dal GEO-7. La sfida è ora integrare la trasformazione dei sistemi alimentari all’interno di una più ampia transizione dei sistemi energetici e dei materiali, trattandoli congiuntamente come pilastri di una strategia coerente per affrontare le crisi ambientali del nostro tempo.
