Biodiversità, l’Europa accelera ma non basta: 25 obiettivi su 45 restano a rischio
di Riccardo Pallotta
L’Unione europea avanza, ma non abbastanza. È questa la sintesi che emerge dal 7° Rapporto nazionale sulla biodiversità, pubblicato dalla Commissione europea nel febbraio 2026, che fa il punto sui progressi verso gli obiettivi globali del quadro di Kunming-Montreal. Un quadro che, a meno di cinque anni dalla scadenza del 2030, restituisce un’immagine fatta di luci e ombre.
UE leader mondiale
Da un lato, l’Europa conferma il proprio ruolo di leader nelle politiche ambientali: è in linea con 16 dei 45 target fissati e ne ha già raggiunti due. Dall’altro, il ritmo attuale non è sufficiente. Ben 25 obiettivi rischiano di non essere centrati, mentre per altri due mancano ancora dati adeguati per una valutazione completa. Il nodo non è tanto normativo quanto operativo. Il Rapporto evidenzia infatti come l’Unione abbia costruito un quadro legislativo articolato e pienamente allineato ai 23 obiettivi globali adottati alla COP15, ma sottolinea con chiarezza che le politiche, da sole, non bastano. La sfida si gioca ora sull’attuazione concreta nei territori.
Tradurre gli impegni in risultati significa intervenire concretamente sugli ecosistemi: ripristinare zone umide, rafforzare la resilienza delle foreste, rendere l’agricoltura più sostenibile. Azioni che non riguardano solo la tutela della natura, ma che incidono direttamente su sicurezza alimentare, disponibilità idrica, stabilità economica e capacità di adattamento ai cambiamenti climatici.
Le politiche ambientali sulla biodiversità
In questo contesto, il Regolamento sul ripristino della natura rappresenta uno dei pilastri più rilevanti. L’obiettivo di riportare in buono stato almeno il 20% degli ecosistemi terrestri e marini entro il 2030 segna un passaggio chiave verso una reale riqualificazione del territorio. Accanto a questo ci sono anche ulteriori iniziative come la Strategia europea per la resilienza idrica, il Patto per gli oceani e la Roadmap sui crediti di natura, che contribuiscono ad un’azione trasversale di valorizzazione delle aree naturali, puntando su una crescente integrazione tra biodiversità e finanza. Anche sul fronte delle risorse, l’UE mostra segnali di rafforzamento. La quota del bilancio destinata alla biodiversità ha superato il 7,5% nel periodo 2021-2027, mentre gli aiuti internazionali sono raddoppiati. Tuttavia, resta evidente la necessità di mobilitare ulteriori investimenti, in particolare dal settore privato, per colmare il divario tra ambizione e realtà.
Verso la COP17: tra ritardi globali e urgenza di trasformare gli impegni in azioni concrete
Il Rapporto arriva in un momento cruciale del processo globale. Tutti i Paesi firmatari della Convenzione sulla diversità biologica sono stati chiamati a presentare i propri aggiornamenti entro febbraio 2026, ma a inizio marzo meno della metà aveva completato la procedura. Un segnale che riflette le difficoltà di mantenere alta l’attenzione sulla biodiversità in un contesto segnato da tensioni geopolitiche e crisi multiple. I risultati confluiranno nella revisione globale prevista alla COP17, in programma a ottobre in Armenia. Sarà lì che si misurerà la distanza reale dagli obiettivi del 2030 e, soprattutto, la capacità dei governi di trasformare gli impegni in azioni più incisive.
Emerge così una consapevolezza sempre più difficile da ignorare: gli strumenti esistono, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di tradurli in cambiamenti concreti e diffusi. La biodiversità non è un capitolo separato delle politiche ambientali, ma l’infrastruttura vivente su cui si reggono economia, sicurezza e qualità della vita. Nei prossimi anni, la differenza non la farà tanto il livello di ambizione dichiarata, quanto la rapidità e la coerenza con cui questa ambizione verrà messa a terra.
