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The Good Farmer Award

Agricoltura rigenerativa: torna il The Good Farmer Award per sostenere la nuova generazione di farmer

Nel dibattito sulla transizione ecologica del sistema agroalimentare sta emergendo con sempre maggiore forza il ruolo delle pratiche agricole capaci di rigenerare suolo, biodiversità e paesaggi rurali. Non si tratta soltanto di produrre cibo in modo sostenibile, ma di ripensare l’agricoltura come infrastruttura ecologica e sociale dei territori. In questo contesto si inserisce la terza edizione del The Good Farmer Award, il premio promosso da Davines Group in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che torna anche in questo 2026 per sostenere i giovani agricoltori impegnati nella diffusione dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia.

La terza edizione di un premio unico in Italia

Il premio è il primo in Italia a sostenere i giovani agricoltori che guidano la transizione ecologica attraverso pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologiche, con un approccio sistemico e anche sociale. Anche per questa edizione verranno selezionati due progetti particolarmente innovativi, ciascuno dei quali riceverà un contributo di 10.000 euro destinato a rafforzare le attività agroecologiche delle aziende vincitrici. L’iniziativa si rivolge ad agricoltori e agricoltrici con meno di 35 anni al 31 luglio 2026 che gestiscono aziende con certificazione biologica in corso di validità. I progetti candidati dovranno dimostrare l’applicazione concreta dei principi dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia, adottando almeno tre tra le strategie indicate dal regolamento del premio: rotazioni colturali, minimo disturbo del suolo, fertilizzazione organica, colture di copertura, pacciamatura o integrazione tra alberi e colture agricole.

Un’attenzione particolare è riservata anche al rapporto tra agricoltura e allevamento. Il bando, infatti, è aperto alle aziende zootecniche che promuovono forme di allevamento estensivo e miglioramento del benessere animale, attraverso pratiche come il pascolo all’aperto e la riduzione dell’uso di farmaci veterinari. Un approccio che riconosce il ruolo della zootecnia sostenibile nella rigenerazione dei suoli e nel mantenimento degli equilibri agroecologici.

Come partecipare

Le candidature possono essere inviate dal 10 marzo al 15 maggio 2026, mentre la cerimonia di premiazione si terrà il 27 novembre 2026 presso il Davines Group Village di Parma. La selezione dei progetti sarà affidata a una commissione composta da esperti di agricoltura, agroecologia e sostenibilità, presieduta da Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Giunto alla sua terza edizione, il premio ha già sostenuto diversi progetti agricoli che dimostrano come l’innovazione agroecologica possa tradursi in pratiche concrete sul territorio. Tra i vincitori delle edizioni precedenti figurano realtà impegnate nella rigenerazione del suolo, nella tutela della biodiversità agricola e nell’inclusione sociale, come la Cascina Bagaggera in Lombardia, la fattoria didattica R.A.M. – Radici A Moncalieri in Piemonte, la cooperativa agricola Co.r.ag.gio nel Lazio e l’azienda agricola Quira in Liguria.

Oltre al contributo economico, il valore del premio sta anche nella capacità di rendere visibili esperienze virtuose che spesso restano marginali nel dibattito pubblico. In un momento in cui il sistema agroalimentare è attraversato da crisi climatiche, perdita di biodiversità e fragilità economiche delle filiere agricole, iniziative come il The Good Farmer Award contribuiscono a far emergere modelli alternativi di produzione, capaci di integrare sostenibilità ecologica, innovazione e responsabilità sociale.

Molte delle realtà che hanno partecipato alle prime edizioni del premio sono oggi raccolte anche nella nostra mappa interattiva delle buone pratiche, uno strumento pensato per valorizzare esperienze di agricoltura rigenerativa, tutela del suolo e conservazione della biodiversità diffuse nei territori italiani. Una rete di progetti che dimostra come la transizione verso sistemi agricoli più resilienti non sia solo una prospettiva futura, ma un processo già in corso, guidato da una nuova generazione di agricoltrici e agricoltori impegnati a ricostruire il rapporto tra produzione agricola, ecosistemi e comunità locali.

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